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Cessione del credito per il bonus ristrutturazione, l’ipotesi in un ddl

Cessione del credito anche per gli interventi di ristrutturazione edilizia, messa a regime del sismabonus e benefici fiscali per chi affitta.
 
Queste alcune delle proposte contenute nel ddl 1759 che mira al sostegno del mercato immobiliare e alla rigenerazione urbana.
 
Bonus per la casa: le misure proposte
Il provvedimento estende a coloro che eseguono interventi di ristrutturazione edilizia la facoltà di beneficiare, in luogo della detrazione, della cessione del corrispondente credito ai fornitori o ad altri soggetti privati. Oggi questa misura è prevista solo per il sismabonus e per l'ecobonus.
 
L'articolo 2, prevede che "a decorrere dall’anno 2020 la detrazione d’imposta per le spese relative a interventi di efficienza energetica degli edifici (ecobonus) si applica agli interventi effettuati su ciascun immobile, a qualsiasi titolo posseduto".
 
Sul fronte del sismabonus, il ddl mette a regime la detrazione che, senza ulteriori interventi, scadrebbe il 31 dicembre 2021. Inoltre, introduce una rimodulazione del sismabonus, prevedendo che, in caso di immobili a destinazione produttiva o commerciale o di altri immobili strumentali, l’ammontare complessivo, in deroga al previsto limite di 96.000 euro, sia calcolato sul valore di 200 euro a metro quadrato relativo alla superficie dell’immobile e la detrazione sia estesa anche alle zone classificate a rischio sismico 2 e 3 e non solo alla zona 1.
 
Infine, si vuole attivare un meccanismo in base al quale coloro che, nel corso degli anni, sulla base della normativa vigente per incapienza reddituale rischiano di perdere il diritto alle detrazioni in oggetto possano recuperarle attraverso la rateizzazione degli importi non usufruiti negli anni successivi.
 
Norme fiscali per l’immobiliare
Il provvedimento introduce in forma stabile la possibilità di usufruire della cedolare secca del 10% per qualunque tipo di immobile in locazione, a prescindere dalla destinazione d’uso. Oggi è previsto solo per immobili ad uso abitativo.
 
Prevista anche l’esenzione dall’IMU e dalla TASI per le unità immobiliari di categoria catastale C1 (negozi e botteghe), utilizzate nell’esercizio dell’attività imprenditoriale, per le quali non risultino essere stati registrati contratti di locazione da almeno due anni. Si tratta di beni per i quali tale imposizione risulta particolar- mente gravosa, a causa dell’assenza di redditività, che ne impedisce qualsiasi intervento di riqualificazione.
 
L’esenzione riguarda anche gli immobili delle imprese edili iscritti in bilancio tra le rimanenze e, in particolare, le aree edificabili destinate alla costruzione di immobili da porre in vendita (si ricorda che dal 2013 i fabbricati costruiti o ristrutturati per la successiva vendita sono già esenti dall’IMU).


Fonte: edilportale.com

 

 

 

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